Elezioni inglesi, i leader rispondono su YouTube e Facebook. I vantaggi e i pericoli del “dibattito digitale”

Gordon Brown (laburisti), Nick Cleigg (liberal democratici) e David Cameron (conservatori), i tre candidati alla carica di Primo ministro inglese

Gordon Brown (laburisti), Nick Cleigg (liberal democratici) e David Cameron (conservatori)

Le elezioni politiche in Inghilterra hanno dato il via, tra le altre cose, ad una modalità tanto rivoluzionaria quanto delicata attraverso la quale i politici si interfacciano con gli elettori, e viceversa.

Per la prima volta nella storia, i tre (principali) candidati alla carica di Primo ministro inglese risponderanno alle video domande e ai messaggi dei cittadini britannici su YouTube. Le domande possono essere inoltrate liberamente da chiunque: sia attraverso un video messaggio caricato su YouTube nel canale Digital Debate (dibattito digitale), sia tramite semplice messaggio scritto nella pagina Facebook chiamata DemocracyUK.

I politici coinvolti nell’iniziativa sono Gordon Brown, attuale Primo ministro, alla guida del partito laburista; David Cameron, giovane promessa dei conservatori; e Nick Clegg, il “terzo incomodo” dei liberal democratici, che ha ottenuto un grande successo nel primo dibattito televisivo della scorsa settimana.

Una decina di giorni prima delle urne (il voto è in programma per il 6 maggio), i tre leader risponderanno con un video messaggio alle domande selezionate. La selezione avviene per “popolarità”: gli elettori, infatti, non solo hanno facoltà a postare le proprie domande, ma attraverso i sistemi di ranking di YouTube e Facebook possono anche votare le domande degli altri utenti, determinando automaticamente le domande a cui i poltici saranno tenuti a rispondere.

Il dibattito digitale delle elezioni politiche inglesi del 2010 su YouTube

Un’iniziativa rivoluzionaria, dicevamo. Sia in termini storici (è il primo dibattito politico digitale che contribuirà a spostare voti in vista delle elezioni generali di una Nazione), sia in fatto di ruolo del social web (mai, prima d’ora, “big” come YouTube o Facebook si erano occupati in modo così diretto ed ufficiale di politica), sia soprattutto per quanto riguarda il rapporto tra politica ed elettori: non più verticale attraverso i canali radio, tv o delle conferenze, ma orizzontale (come la struttura del social web prevede), senza (o quasi) intermediari, auto-mediato dagli elettori stessi.

Come anticipato, si tratta però di una mossa molto delicata.

Innanzitutto, una campagna elettorale condotta su Internet – e soprattutto attraverso i social network – apre un’infinità di nuove strategie di comunicazione e di marketing, proprio come è successo per aziende o altri tipi di enti. Esaminare a priori le possibili soluzioni potenzialmente adottabili in termine di propaganda politica attraverso il web 2.0 sarebbe troppo lungo e ancora forse troppo prematuro, proprio per il fatto che non ci sono ancora abbastanza “case studies” importanti da prendere in considerazione (a parte, forse, la presenza online di Barack Obama nelle ultime Presidenziali USA).

Questa nuova modalità è tanto affascinante quanto appetitosa e, al momento, ancora priva di regole – il che è sufficiente per renderla se non pericolosa, almeno delicata.

Il pericolo sicuramente più prevedibile è quello della manipolazione, che a nostro avviso può avvenire attraverso due canali.

Il primo è la possibile pressione politica verso il gruppo online che si incarica di ospitare un dibattito digitale (o eventualmente l’imparzialità politica dello stesso). In questo caso, i media sarebbero YouTube (ossia Google) e Facebook.

L’altro è l’alterazione di dati statistici (che già avviene in lungo e in largo in altri ambiti), che nel caso specifico potrebbe essere il numero di voti alle domande degli elettori. Se questo numero viene falsificato attraverso sistemi di utenti e voti fasulli (bot), automaticamente è possibile determinare quali domande raggiungano (o non raggiungano) un politico.

E’ interessante e sicuramente eccitante seguire gli sviluppi e gli intrecci tra dibattito politico e web 2.0, ma serve anche agire fin da subito per evitare che questo nuovo “campo di battaglia” sia il più trasparente e il più vicino al cittadino possibile.

Leggi anche:

  1. Falla nei commenti di YouTube, Justin Bieber il bersaglio maggiore
  2. Possibilità di interrompere gli spot su YouTube. Verso Google TV?
  3. In arrivo oggi un editor video direttamente in YouTube
  4. Pagina ufficiale Facebook and Privacy
  5. Facebook, Google e politica americana: nuovi strumenti a disposizione
  6. Domande e risposte anche su Facebook
  7. Muziic DJ, crea divertenti playlists con i filmati di Youtube
  8. “Youtube” festeggia il suo compleanno con 2 miliardi di contatti giornalieri
  9. Nuovo livello di privacy per i video YouTube
  10. Ecco il primo video di YouTube, caricato cinque anni fa esatti. Auguri!

About Francesco

Notizie dal social web.